
Il Museo del Design Italiano presenta per la prima volta in un allestimento permanente alla triennale di Milano una selezione dei pezzi più iconici e rappresentativi del design italiano. Con questa sistemazione, semplice e lineare, si punta a dare il massimo risalto alle opere, organizzate in ordine cronologico, e fornisce approfondimenti su storia, poetica e contesto in cui l’opera è stata progettata. Nel percorso sono state inserite anche le voci (spesso raccolte al telefono) di alcuni dei protagonisti degli oggetti esposti. Questi oggetti raccontano trent’anni di sperimentazioni radicali di materiali, tecniche, codici estetici nel periodo tra primo dopoguerra e il miracolo economico successivo agli anni ’80 che ha segnato un’ epocale rivoluzione dei consumi. È il periodo di maggiore influenza dei designer italiani del mondo.
Appena entri nell’ala della triennale dedicata al design, ti rendi conto subito che gli oggetti sono in ordine cronologico. Ho guardato tutto con attenzione, è affascinante l’estro che ispirava questi designer già nel dopoguerra, erano avanti anni luce pionieri del design Italiano. Ma quando si arriva nell’ultimo ventennio ti rendi conto che forse sei ancora nel presente se non addirittura nel futuro e non negli anni 70-80. Ci sono oggetti che troviamo comunemente ancora in vendita e prodotti da note aziende ancora oggi moderni. La mostra è in continua evoluzione perché vengono aggiunti sempre più oggetti, il mio obbiettivo è ritornarci per vedere se sono stati inseriti o mai inseriranno oggetti degli anni 90. In particolare a me mi ha colpito Alessandro Mendini ma vi parlerò di lui in un altro post.
I NOMI DEI DESIGNER AL MUSEO
Da Marco Zanuso a Ettore Sottsass, da Mario Bellini a Alessandro Bellini, da Gaetano Pesce a Aldo Rossi. E ancora Giò Ponti, Franco Albini, Carlo Mollino, Piero Fornasetti, Achille Castiglioni, Enzo Mari, Bruno Munari e molti molti altri.